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Cenci - Pastorino, un magico incontro

29/5/2018

 
C'era una volta G.A.D.
L’ambiente umano era quello vivace, creativo, spiritoso, ironico e schietto della cultura popolare reggiana. Si vedevano gli audiovisivi e nella successiva discussione ci si addentrava profondamente nella struttura del linguaggio e nella comprensione dei significati che l’opera promuoveva con l’intreccio espressivo di immagini, musica e testi parlati.
Da “Rivelazioni ed emozioni di un viandante” di Silvano Bicocchi.

Il Gruppo Amatori Diapositive di Reggio Emilia, attivo per decenni, ha attirato autori di grande rilevanza anche nazionale che hanno dato lustro e ricevuto tanto da G.A.D.
Nella fase della sua piena maturità il gruppo dava occasione di:
...confronto aperto con gli altri fotografi, proveniente da diversi circoli della città e della provincia... il punto di riferimento nel quale verificare le nuove opere e trarre una forte motivazione nel fare e far sempre meglio perchè il livello del confronto è alto". (Silvano Bicocchi).
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In questo ambito così coinvolgente e così (come si dice oggi con un abusato termine sportivo) "allenante", hanno operato Amilcare Cenci e Luca Pastorino che insieme, nella classica serata di Parmafotografica del giovedì, ci portano due audiovisivi realizzati a quattro mani.

Amilcare, amico di Parmafotografica fu anche moderatore delle serate di G.A.D. e infatti dopo una breve Introduzione di Carlo Carra prende subito in mano la serata.
Rispetto ai tempi dell'analogico puro quando si lavorava col cronometro per sincronizzare due o addirittura tre proiettori, il digitale ha semplificato il lavoro tecnico.
Rimangono comunque immutate le difficoltà creative: idea, regia, montaggio e scelta della colonna sonora.
Il primo audiovisivo, "Vagando nelle trasparenze", interpreta la Dèfence, luogo più volte visitato da Amilcare e di cui ha un'ampio album di immagini tra le quali selezionare.
L'autore gioca con i riflessi, le luci, le linee tese dell'archittettura di Parigi.
Prima vediamo la grafica, mai ripetitiva perchè le fotografie riprendono i particolari sempre diversi degli edifici, poi viene introdotto l'elemento umano.
La musica svolge il suo ruolo alla perfezione donando all'audiovisivo quell'atmosfera parigina nota anche a chi non ha mai visitato la capitale francese.
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"Un magico incontro", il secondo audiovisivo presentato, si basa sulla capacità degli autori di portare gli spettatori all'interno di un sogno.
Tutto è giocato sul piano mentale.
Le fotografie scattate in una serra abbandonata e poi post-prodotte fino a diventare immagini desaturate, trasparenti, liquide, che ricordano l'eleganza di certa arte giapponese.

La musica di Giovanni Marradi lavora in simbiosi con le fotografie rafforzandosi l'una con le altre.
Le note trascinano e pulsano, perfettamente sincronizzate regalando un'atmosfera zen.
Tutto funziona e scorre dando l'impressione di semplicità e naturalezza ma, confermano gli autori, tecnicamente per ottenere quella resa il montaggio è complesso.
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"Un magico incontro" è la dimostrazione di come anche un ambiente che apparentemente offre pochi spunti può dare origine ad ottimi lavori se dietro alla macchina fotografica c'è un occhio attento e pronto a cogliere la bellezza che può essere celata dal degrado o dall'abitudine.
Vedere è tutto.
Una cosa è certa dopo questa serata al nostro circolo Parmafotografica abbiamo un nuovo termine di paragone per quanto riguarda la produzione di audiovisivi.
Idea, visione, tecnica fotografica e di regia, un livello decisamente elevato che però non deve demoralizzare ma essere di sprone per migliorare.


post: Corrado Pini

Francesca e Lorenzo, Storie di fotografia

22/5/2018

 
Leggere un portfolio non è cosa facile.
Obbliga a pensare, interpretare le fotografie, valutare ogni particolare cercando di intuire in pochi minuti anche la personalità dell'autore; niente affatto semplice
Erano due i portfolio che Francesca Artoni e Lorenzo Bracci ci hanno presentato nel classico giovedì di Parmafotografica: "Storia di noi" composto a quattro mani nell'ambito del tema "Capolinea" e "Criogenia" realizzato dalla sola Francesca.
Questi fotografi sono soci di Bottega Photographica di Boretto e pur giovani, hanno dato più volte conferma del loro talento, Francesca per esempio è già Tutor fotografico FIAF è ha vinto un ambito premio al Colorno Photo Life 2017 con "Fare Fagotto".
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Il primo, "Storia di noi" è il raccondo in undici immagini del loro incontro e della vita insieme.
Lei di Reggio Emilia, lui di Rimini, membri della Protezione Civile si sono incontrati a L'Aquila.
Le immagini mostrano il gruppo di volontari, la partenza per le zone terremotate, la passione comune per la motocicletta, il matrimonio, il lavoro, la famiglia.
Si chiude il cerchio di nuovo in divisa, questa volta consapevolmente insieme.

Il portfolio è lineare, pulito e semplice (che non vuole dire banale).
A ben vedere dentro alcune immagini troviamo parole che chiariscono e raccontano ancor meglio la storia.
Storia di noi ricorda un diario di ragazza, quando si conservavano testimonianze di un evento.

Per esempio di un concerto del cantante preferito si potevano raccogliere polaroid, ritagli di giornale, il biglietto d'ingresso, un autografo e così via.
Anche in "Storia di noi"  troviamo elementi simili che regalano al lavoro freschezza giovanile.
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Criogenia invece utilizza tutt'altro linguaggio, più raffinato complesso e concettuale a dimostrazione della maturità degli autori, in grado di cambiare registro rimanendo efficaci.
E' composto da cinque riquadri contenenti ognuno quattro fotografie quadrate.
In apertura e in chiusura altre due immagini singole anch'esse quadrate.

L'autrice ha plastificato fotografie del suo album famigliare e le ha congelate in acqua distillata, poi ha fotografato le lastre di ghiaccio.
Risultano immagini pittoriche, colori tenui, forme velate e offuscate.

Francesca vorrebbe congelare i momenti della vita più felici perchè non sfuggano via, fermare il tempo per vivere sempre il meglio dell'esistenza.
Non vuole trattenere il ricordo ma utopicamente, la persistenza della vita nei momenti migliori.

La foto iniziale una farfalla, è però già una dichiariazione di impotenza.
Simbolo di fragilità e delicatezza, vive lo spazio di un mattino e il ghiaccio può soltanto ritardare l'inevitabile passare del tempo.
Bello il contrasto tra la poetica e l'estetica delle immagini e il rigore delle forma quadrata, stabile, solida.
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Il tempo pervade i lavori di Francesca e Lorenzo, il passare del tempo e il sogno di fermarlo.
Fermare il tempo, se ci pensiamo è compito della fotografia, trattenere un attimo, poterlo rivivere con la memoria.
Sembra incredibile, il tempo in realtà non esiste ma la fotografia lo ferma lo stesso.


post: Corrado Pini

Fotopost: alla Festa del vino

21/5/2018

 
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fotografie Dario Grimaldi, Corrado Pini

La forma della bellezza

12/5/2018

 
Ancora una volta Claudia Belli, pittrice e poetessa ha voluto invitare Parmafotografica a partecipare a
"La forma della Bellezza".
I nostri fotografi hanno raccolto prontamente l'invito contribuendo con alcune belle immagini all'evento.
La serata inaugurale si è tenuta venerdì 11 maggio scorso presso il Centro Culturale Mavarta a Sant'Ilario d'Enza ma l'esposizione sarà aperta fino al 25  maggio.
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"La Forma della Bellezza", giunta alla terza edizione riunisce varie forme espressive, pittura, scultura, poesia, musica, installazioni e vuole offrire al visitatore la più ampia "degustazione emozionale" come scrive la stessa organizzatrice Claudia Belli in un post di presentazione sul suo profilo social.

Visto il bel successo della serata non possiamo che augurare: arrivederci alla prossima edizione.


link: https://www.facebook.com/ClaudiaBelliArte/

post: Corrado Pini

Rodolfo Cervi, Capolinea pane

5/5/2018

 
In epoca preistorica gli uomini impararono ad usare i cereali selvatici macinando i chicchi sulla pietra e mescolando la farina grezza con acqua.
Quella prima pasta liquida cruda veniva semplicemente bevuta.
Gli Egizi scoprirono la fermentazione aggiungendo birra all'impasto ed inventando forni sempre migliori.
Più recentemente (ma pur sempre tremila anni fa) gli antichi greci già producevano pane e focacce aggiungendo latte oppure olio.
Furono anche i primi a panificare di notte in modo da avere pronto e fragrante il pane al mattino, inventarono insomma l'affascinante mestiere del fornaio come lo concepiamo ancora oggi.
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Qui si inserisce il lavoro di Rodolfo Cervi che documenta la filiera che porta dal campo alla micca calda e fragrante.
Si tratta di 18 fotografie a colori con caldi toni uniformi e, come ci ha abituato Rodolfo, tutte di livello omogeneo.
Le riprese notturne in un piccolo forno non sono state semplici ma l'autore è riuscito ad eliminare numerosi elementi di disturbo stringendo, sfocando e utilizzando al meglio la piatta luce presente, buona per lavorare, meno per fotografare.

La documentazione della filiera è completa, l'occhio dell'autore esce nelle singole immagini quando deve interpretare e risolvere i problemi, confermando che l'abilità del fotografo si rivela meglio nelle difficoltà.
La prima parte del racconto si svolge all'esterno nei campi di grano, poi si passa all'interno notte nel panificio, collegando le due situazioni con una discussa fotografia che mostra chicchi su sfondo scuro.
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Il forno dove Rodolfo ha scattato le fotografie è ancora uno di quelli alla maniera "antica", piccolo, con pochi macchinari e tanto lavoro manuale.
Tra gli operai ci sono anche immigrati e l'autore alternando immagini con mani che lavorano nere e bianche ha inserito una seconda chiave di lettura che riguarda l'integrazione.
D'altra parte il pane in qualsiasi sua forma, e sono centinaia,  è prodotto in ogni parte del mondo ed è alimento che accomuna tutti i popoli del pianeta.
Per Rodolfo il tema dell'integrazione e dell'accoglienza è importante e ce lo spiega in un suo testo che illustra le motivazioni che lo hanno portato a realizzare il portfolio.
Potete rileggerlo qui sotto:

L'idea di eseguire il progetto "Capolinea" utilizzando il pane come soggetto mi è venuta l'estate scorsa così ho iniziato a fotografare per il progetto quindi non prima le foto poi il progetto ma viceversa.
Per raccontare il pane ho pensato di partire proprio dall'inizio, dalla terra lavorata dall'uomo poi, a seguire, la farina lavorata, sempre dall'uomo, fino al prodotto finale, il capolinea, che è la "MICCA" cotta e dorata.
Naturalmente se per il lavoro dei campi è stato facile per quello del fornaio è stato più complicato.
Quando alle quattro del mattino sono entrato nel forno tutto quello che avevo pensato non andava più bene. Perchè? Perchè mi sono trovato davanti due persone, un uomo bianco e uno di colore e subito mi è venuta l'idea di foitografare oltre che la nascita del pane anche l'amicizia e la condivisione del lavoro in questo particolare ambiente.
Ho cercato di farlo mescolando le foto dei due soggetti non tenendole separate. Non so quanto questo sia leggibile nel porfolio, mi piacerebbe che andando in profondità nella lettura delle immagini si evidenziasse anche questo aspetto.
Ho cercato di lavorare sulle mani perchè a parte due macchine antidiluviane (esistevano già quando ero ragazzo) tutto viene fatto manualmente.
L'uomo nella sua fisicità non è presente, solo alla fine, quando è arrivato il titolare non ho resistito e l'ho messo nel lavoro, questo è il fornaio che più fornaio non si può. Avrei anche fatto il lavoro in B/N analogico ma non volevo dare un sapore antico ad una realtà che, fortunatamente, è attuale ancora oggi. Quindi colore.

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la foto votata come migliore del portfolio
Concludo con un ricordo che le fotografie di  questo portfolio mi hanno fatto riemergere.
Da ragazzo in montagna la nonna al mattino ci faceva trovare le focacce calde prodotte dal forno del paese.
E magari più tardi per merenda un pezzo di quella (insuperata) con le cipolle ci stava benone.
Profumi e sapori che rimangono ormai solo nella memoria ma che la fotografia riesce a risvegliare.
E' il suo superpotere.

Per vedere l'intero portfolio potete seguire questo link:    CAPOLINEA PANE


post di Corrado Pini

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