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Guido Harari al Colorno Photo Life

21/10/2022

 
Sono sempre felice di farmi fotografare da Guido. So che le sue saranno immagini musicali, piene di poesia e sentimento. 
Lou Reed
In queste parole di un grande artista è concentrata l'essenza artistica di Guido Harari.
Prima c'è il rapporto umano, l'interazione, l'empatia, a volte l'amicizia, poi la fotografia che è la naturale conseguenza.
Se Annie Leibowitz deve allestire complicati set per scattare le sue immagini perchè teme il volto dei suoi soggetti, Harari lo ricerca invece, insieme allo sguardo.
Guido Harari è del 1952, ha vissuto in prima persona le grandi rivoluzioni culturali e musicali e della musica si è innamorato.
E anche delle canzoni, dei personaggi che le scrivevano, le suonavano e naturalmente della fotografia.
Dopo tanti anni di carriera può affermare di aver ritratto i più grandi artisti stranieri e italiani.
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A Colorno in una serata di presentazione del suo libro "Remain in light" (il titolo riprende il nome dell'album dei Talking Heads) all'interno di Colorno Photo Life, Harari ha presentato quella che può essere considerata la summa della sua carriera, raccontando  numerosi aneddoti ed episodi legati alla sua passione giovanile che è diventata il suo lavoro.
Fotografo, critico, giornalista, Harari si è meritato la stima di grandi artisti  e si è rivelato persona affabile e modesta, ben disponibile al dialogo con gli appassionati che hanno gremito la sala.
"Remain in light" è anche il catalogo della prestigiosa mostra allestita alla Mole Valvitelliana ad Ancona.
Un'esposizione non soltanto fotografica classica ma che possiamo definire multisensoriale.
La mostra terminerà il 6 novembre, c'è quindi ancora un po' di tempo per visitarla per chi potrà recarsi delle Marche.
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All'interno di Colorno Photo Life c'era anche l'esposizione di Parmafotografica che ha partecipato ad "Acqua, fonte di vita" tema della manifestazione del  2022, con una bella serie di fotografie esposte in Aranciaia dal titolo "Acqua. Natura e vita"

​Corrado Pini

Goya-Grosz al Pigorini

17/10/2022

 
Le vite di Francisco Goya, 1746-1818 e George Grosz, 1893-1953 sono separate da più di un secolo di storia ma nell'esposizione "Il sonno della ragione" allestita presso Palazzo Pigorini a Parma, mostrano assonanza di idee e di visione.
I curatori hanno accostato i disegni di Goya alle opere colorate e i bozzetti preparatori di Grosz.
Tutte le opere sono accomunate dallo stesso tema, la satira sociale anche feroce ma sempre motivata.
Quelle di Goya sono ottanta incisioni che formano un corpus unico dal titolo "I Capricci".
L'artista denuncia le storture della società nel suo tempo, la cattiva politica, la religione ipocrita, la guerra per il dominio.
Ebbe a faticare  per vendere queste opere proprio perchè toccavano profondamente nel vivo i potenti che allora come oggi detestano i ribelli.
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​Cento e cinquanta anni dopo un altro artista si trovò a profetizzare e poi affrontare l'ascesa del nazismo in Germania.
George Grosz venne più volte, incredibilmente accusato di incitamento all'odio di classe e vilipendio proprio dai futuri creatori dei lager.
Naturalmente la sua arte fu classificata come degenerata ed esclusa dalla possibilità di diffusione.
Fuggì negli Stati Uniti per tornare in patria anni dopo la fine della guerra.

La denuncia sociale che i due autori hanno fatto in epoche ormai lontane dalla nostra risulta perfettamente attuale, il morbo del potere ad ogni costo è fondamentalmente insito nell'umanità e si manifesta continuamente nelle aberrazioni che abbiamo continuamente sotto gli occhi.
Anche oggi esistono in tante martoriate parti del mondo artisti che cercano di mostrare la realtà alla gente e per questo vengono censurati o peggio, perseguitati.
Forse verremo a conoscenza dei loro nomi fra decenni ma devono avere da ora, da tutti noi solidarietà, rispetto e ammirazione.
Ma neppure questo è scontato.

​Corrado Pini

The Silk Road Project

1/10/2022

 
The Silk Road Project
di Massimo Marazzini


​La liberazione dal mondo dell'industria si è stabilita essa stessa come industria, il viaggio (di evasione) dal mondo delle merci è diventato una merce.     (H.M.Enzensberger)

Non fa eccezione il Silk Road Project, quel tratto di via che in Asia centrale attraversa l'Uzbekistan e riporta Khiva, Bukhara e Samarcanda al loro passato di snodi fondamentali per il transito carovaniero.

"Kan ma kan", c'era e non c'era: così iniziano le fiabe arabe. La via della seta era Kan ma kan", una rete, oggi è un progetto: percorrendola,il turista/viaggiatore incontra una popolazione giovane e vivace, un Islam accogliente, le meraviglie monumentali volute da Tamerlano e rilucidate dal post-sovietico Karimov, l'abilità artigianale.
Vive, sentandosi ospite in una carovana privilegiata, i ricoveri, i ristori, i disagi della pista. Vive i mercati e il commercio, in un trionfo di colori, profumi e gentilezza. Gusta i sapori dei prodotti della terra, spezie, formaggio, verdura, frutta, pane "materno" e sacrale.

Quasi mai il turista/viaggiatore dimentica di essere la pedina costitutiva dell'industria del turismo, la più importante del nuovo secolo anche in Uzbekistan, ma decide di stare al gioco, compra l'esotico, se ne ubriaca e accetta di essere proprio lui, adesso, il nuovo e prezioso drappo di seta.
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L'appuntamento con l'autore dell'ultimo giovedì di settembre ha visto protagonista il nostro Massimo Marazzini che ci ha proposto il suo "Viaggio in Uzbekistan".
Qualche anno fa in occasione di un viaggio organizzato Massimo come ogni buon turista ha catturato numerose immagini.
Invece di pubblicarle sui social ne ha invece ricavato un portfolio e una proiezione a completamento e integrazione del lavoro.
Massimo è stato chiaro nella presentazione, un progetto ben fatto va preparato prima del viaggio per avere ben chiaro in mente quali immagini sono necessarie allo sviluppo della storia.
Però come è ben noto è molto difficile dedicarsi alla fotografia in viaggi turistici generici dove i tempi sono contingentati e non ci si può dedicare totalmente a scattare.
Bisogna quindi fare buon viso a cattivo gioco ed arrangiarsi fotografando il possibile nelle occasioni consentite.

Pur realizzato a posteriori Viaggio in Uzbekistan è stato ben descritto, le fotografie piacevoli e ben eseguite nello stile documentaristico e contrastato proprio di Massimo ci hanno portato con lui sulla via della seta.
Il tema che ha legato tutte le foto è ben descritto nell'introduzione che trovate in testa al post.
L'organizzazione esistente dietro questi tour è fatto per stupire il viaggiatore, i luoghi sono addomesticati, le persone lavorano per in cliente/turista.
Quest'ultimo usufruisce di un prodotto confezionato ma deve essere ben consapevole che la vita della popolazione locale al di fuori della bolla turistica è senz'altro diversa.

Non c'è bisogno di andare in luoghi esotici per accorgersi di tutto ciò, anche in Italia a Venezia come a Firenze o Roma funziona allo stesso modo, al cliente/turista viene venduto un pacchetto fatto di storia, monumenti, cibo, usi e costumi che lo lascia soddisfatto e le cui immagini riempiono i social network.
Va bene così ma come ha affermato Massimo è bene esserne consapevoli.

​Corrado Pini

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