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OPM 2016, i vincitori.

25/6/2016

 
Eccola qui la classifica finale della quinta edizione della Oltretorrente Photo Marathon 2016.
La sobria ma calda cerimonia si è svolta sabato 25 giugno nella piazzetta antistante il Centro Commerciale Eurotorri.
il Presidente di Parmafotografica Giovanna Ziveri dopo aver ringraziato gli sponsor e tutti coloro che hanno collaborato per la riuscita della manifestazione ha  premiato i vincitori scelti dalla prestigiosa giuria composta da
Antonio Mascolo, Alberto Ghizzi Panizza, Davide Grossi, Gigi Montali, Filiberto Molossi.
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Migliore sequenza:
Massimiliano Francia

tema A: rebus.
Alessandro Ceci

tema B: L'asfalto non è una lavagna ma a volte lo sembra.
Fabio Gaiani

tema C: Il nostro orizzonte non è altro che quello che siamo.
Marco Pani

tema D: Dietro il sipario.
Vincenzo Tosini

tema E: L'immensità delle altezze.
Claudio Pezzarossa

tema F: La città ti abbraccia, scatta un autoritratto con Parma.
Daniela Capone
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Sopra: fotografie
Francesca Ruggieri
Primo posto per Dario Grimaldi nel concorso dedicato ai soci Parmafotografica con la sequenza Romantici, Realisti, Impressionisti.
Complimenti a tutti i vincitori.
Non appena saranno disponibili i file verrà aggiornato anche il sito OPM e tutti i partecipanti avranno la loro galleria personale e si potranno ammirare le fotografie vincitrici.
Tenete d'occhio     http://oltretorrentephotomarathon.weebly.com/
Arrivederci alla prossima edizione !

"Anime salve" in Lunigiana.

25/6/2016

 
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Trasferta in terra di Lunigiana per il nostro Giovanni Ruzzi, ospite del Gruppo Fotoamatori Tresana.

Nella serata di venerdi 24 giugno Giovanni ha proposto alcune proiezioni relative ai reportage realizzati durante i suoi viaggi.

Segnalo l'articolo  dedicato all'evento dall' Eco della Lunigiana, raggiungibile a questa pagina:

Giovanni Ruzzi e Gruppo Fotoamatori Tresana: una proiezione dedicata alle “Anime Salve”.

Orietta Bay ci guida dall'idea al progetto.

23/6/2016

 
Una volta che l'appassionato di fotografia è riuscito nell'intento di maneggiare con qualche efficacia quella scatola magica che è una fotocamera, estraendo delle immagini che si avvicinano ad una bella foto, i problemi sono ben lontani da essere risolti.
Già qualcuno potrebbe contestare il termine "bella" preferendo "buona" foto, bene, è solo questione di intendersi.
Dicevo, una volta prodotta una grossa quantità di fotografie cosa ne dobbiamo fare?
Mostrarle, pubblicarle sui social network ovviamente.
Si, d'accordo, ma per quanto ci possiamo impegnare saremo solo uno fra alcune centinaia di milioni di utenti che pubblicano e grazie all'aiuto della tecnologia saranno anche immagini niente male, spesso anche migliori delle nostre.

Possiamo fare di meglio, possiamo ambire a raccontare storie con le fotografie.
Non si pretende di vincere il World Press Photo ma nemmeno ci basta caricare sul web tutte le foto delle vacanze senza alcuna selezione, ci vuole qualcosa di più: un portfolio, meglio con fotografie stampate.
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Sul web non si contano i siti con istruzioni, manuali, trucchi e suggerimenti per migliorare i nostri scatti ma sono ben pochi quelli che spiegano come si costruisce un portfolio.

Intanto, cos'è il portoflio fotografico?
In sintesi è un complesso di immagini che concorrono ad esprimere un concetto centrale, un'idea di fondo.

Le definizioni sono importanti ma non aiutano a fare materialmente le cose ed a risolvere i problemi pratici.

Perciò quando notiamo l'annuncio di un vicino circolo fotografico il CF4D di Busseto che organizza un workshop tenuto da Orietta Bay su come "Creare un portfolio fotografico", è d'obbligo iscriversi, un'ottima occasione per schiarirsi le idee.

Molti di noi hanno già conosciuto Orietta Bay, io personalmente assistendo alle sue letture in occasione degli ultimi Colorno Photo Life.
Orietta è persona di grande umanità e capacità didattiche non comuni.

Nella prima parte del suo workshop ha illustrato quelle che devono essere le caratteristiche del portfolio, portando esempi di lavori ben realizzati ma anche di errori più frequenti da evitare.

Nella seconda parte ha effettuato alcune letture sui lavori che alcuni di noi hanno fornito, risistemando, accomodando le foto, limando le sequenze in modo da rendere i lavori più efficaci e coerenti.
Orietta Bay
Genovese ha iniziato a occuparsi di fotografia agli inizi degli anni '90.
Diventa allieva e poi assistente di Giuliana Traverso nella scuola "Donna Fotografa".
impara a lavorare in camera oscura e poi inizia a curare l'allestimento di mostre.
Pubblica diversi lavori e cura il coordinamento editoriale di volumi fotografici e di critica.
Iscritta a FIAF, lavora per diffondere la cultura fotografica partecipando ad eventi e giurie e tenendo workshop e conferenze.


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Cosa molto importante e istruttiva, ha sempre motivato i cambiamenti che andava facendo.
Le fotografie devono dare ognuna un'indicazione in più rispetto alla precedente rimanendo coerenti e non ripetitive.

Di cosa ci dobbiamo occupare, cosa raccontare?
Parliamo di ciò che conosciamo bene, che abbiamo vissuto direttamente, solo così potremo essere profondi e interessare i nostri lettori senza essere inutilmente complicati.
Essere semplici senza essere banali, facile a dirsi molto meno a farsi.
Imparate a fotografare con gli occhi, esorta Orietta Bay, anche senza fotocamera è necessario riuscire a vedere fotograficamente.

Ecco perchè non esistono scorciatoie per realizzare un buon portfolio, le "facoltà" necessarie vanno acquisite con studio tempo e fatica.
Il fotografo deve credere al proprio progetto, deve voler comunicare la propria esperienza perchè alla fine il portfolio (ultima definizione, promesso...) "è un complesso coerente di immagini che funziona nel produrre nel lettore la consapevolezza di aver acquisito una conoscenza".

Chi riesce regolarmente ad ottenere questo risultato può essere annoverato nella categoria degli "autori".
Un obbiettivo ambizioso, difficile, ma altrimenti dove sarebbe il divertimento?



post Corrado Pini

"Metalli..." un progetto di Guglielmo Pessina

18/6/2016

 

Scheda Portfolio

Titolo: Metalli...
Autore: Guglielmo Pessina
Caratteristiche: progetto a colori, 12 fotografie in formato orizzontale
Presentazione: Rino Balocchi

L'e-mail di presentazione della serata dedicata all'autore e nostro socio Guglielmo Pessina indica la chiave di lettura.

Si tratta di un lavoro di ricerca tra le forme e i colori degli scarti metallici nei centri di raccolta di materiali ferrosi.
Materiale da riciclo che risulta permeato dal lavoro e dalla fatica dell'uomo.
Questa visione è quella ribadita dall'autore nell'introduzione di inizio serata.
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L'idea ispiratrice è arrivata assistendo ad un'esposizione al MAST di Bologna sulla fotografia industriale.
Si tratta di fotografie di "pezzi" lavorati, scarti ripresi via via sempre più da vicino sino a perdere identità nella fusione finale.

Riconosciuta e apprezzata da tutti l'abilità di Guglielmo con la fotocamera, la discussione si è incentrata sul significato del progetto e sul linguaggio utilizzato.
Molti hanno fatto fatica a riconoscere il lavoro dell'uomo all'interno di fotografie molto grafiche nelle quali l'oggetto perde la connotazione legata alla sua funzione reale.

L'occhio di Pessina ha saputo trovare degli agganci nel caos di mucchi metallici destinati al riciclo, isolando nell'inquadratura segni che tendono a diventare altro: astrazione che emerge.
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foto Rino Balocchi
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foto Rino Balocchi
In effetti nelle fotografie ci si vedono libri, facciate di palazzi, tetti di una metropoli vista dall'alto, tessuti, vetri.
Fotografie tanto ambigue da lasciare alla fantasia dell'osservatore la possibilità di funzionare liberamente.

Il lavoro dell'uomo esiste come in tutte le cose artificiali prodotte, ma perde consistenza mentre si rivela la struttura astratta del progetto.
Le fotografie hanno vita propria e a volte si allontanano dai luoghi che l'autore vorrebbe che frequentassero.

La serie è comunque sempre aperta e nuove immagini potranno essere inserite nel suo sviluppo.
Pessina potrà così proseguire sul tema dell'anima astratta che le sue immagini hanno mostrato oppure ricondurre il progetto sulla strada del valore aggiunto del lavoro dell'uomo, lettura che l'autore preferisce.


post Corrado Pini

The perfect shot by Giovanni Malgarini.

15/6/2016

 
Gola Gola food and people festival ha chiuso la sua prima edizione ed è stata un successo per Parma.
Decine di stand gastronomici nelle piazze più importanti della città presi d'assalto per gustare ottimo street food, all'altezza della tradizione italiana ed emiliana.
Lo scrivo con un po' di orgoglio campanilistico anche se erano numerose ed altrettanto valide le proposte di piatti appartenenti ad altre culture.
E poi concerti e manifestazioni gratuite ben organizzate e affollate, ghiotte occasioni per scattare della buona street photography.
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Uno di questi eventi era dedicato alla food photography.
Due aziende leader nel loro settore hanno collaborato per allestire un mini workshop collegato a Gola Gola Festival.
Manfrotto ha fornito l'attrezzatura e il suo testimonial, il fotografo professionista Giovanni Malgarini.
Dalla parte del mondo dell'alimentazione invece c'era Barilla col suo brand Academia, che ha messo a disposizione la sala auditorium della sua prestigiosa sede.

Malgarini ha iniziato fotografando nei saloni nautici, ha poi allargato la sua attività alla fotografia del cibo.
Collabora con nomi del calibro di Massimo Bottura e Carlo Cracco con il quale sta realizzando un libro.

Il workshop è stato impostato come una sessione fotografica reale dedicata a riprendere prima un piatto di pasta alle verdure e poi una forchettata di rigatoni.
Naturalmente l'allestimento tecnico non era completo come deve essere in uno studio fotografico attrezzato al meglio, ma si è puntato a utilizzare hardware di buona qualità e alla portata di chi non è professionista e non fa della fotografia la sua attività principale.
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foto Donatella Bontempi
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foto Donatella Bontempi
Lo Chef di Academia ha cucinato la pietanza e collaborando col fotografo ha completato la composizione arricchendo il piatto con particolari, principalmente verdure o piccoli fiori, sistemati nella posizione adeguata.
Malgarini ha illustrato alla platea i numerosi problemi che possono intervenire durante la sessione fotografica e il modo migliore per risolverli o evitarli.
Questo tipo di fotografia appartiene al settore dello still life, quindi la precisione deve essere assoluta nella composizione così come nella resa delle materie prime.
Assolutamente predominante per importanza è la gestione della luce.

Il fotografo interpreta il piatto che è comunque una creazione dello Chef e perciò la collaborazione è essenziale per ottenere un risultato degno di nota.
Al termine è rimasto il tempo per alcune domande e per un meritato applauso.

Giovanni Malgarini è persona molto disponibile e pur dichiarando di non essere abituato a tenere workshop si è dimostrato perfettamente in grado di gestire questa interessante e utile lezione.
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Altre immagini potete trovarle seguendo questo link:
Manfrotto e Academia Barilla, The Perfect Shot Giovanni Malgarini.
L'album contiene alcuni scatti di Francesca Bocchia a documentazione del workshop.

E adesso tutti a scegliere la frutta e la verdura più bella e colorata per qualche scatto prima di cena!


Post Corrado Pini

I ritratti di Ugo Baldassarre

11/6/2016

 
L'autore che Parmafotografica ha presentato giovedì 9 giugno è Ugo Baldassarre pugliese ed emiliano di adozione conosciuto nel mare del web come Ugo B.

E' un fotografo professionista che ama in modo particolare il ritratto femminile.
Non importa che sia in studio o in esterni, considera "ritratto" la foto del soggetto consapevole di essere ripreso.

La fotografia di Baldassarre è incentrata sulla ricerca estetica del bello.
Per ottenere un risultato valido, è necessario una pur minima conoscenza della modella, un legame che si crea tra fotografo e soggetto fotografato che gli permetta di identificare una caratteristica e riuscire a rappresentarla.

Lo sviluppo in camera chiara, il fotoritocco, tranne nei casi di foto destinate a reportage giornalistico è assolutamente necessario per esaltare l'immagine.
locandina
L'autore di riferimento e maestro per Ugo è stato Eolo Perfido.

Ugo B. ci ha portato alcuni ritratti che possiamo dividere in due gruppi, il primo omogeneo per sfondo e pose che possiamo considerare una serie a sé stante e altri esempi del suo lavoro più eterogenei.

In tutti si nota l'accento dato allo sguardo e la cura nel gestire modelle che spesso sono alle prime armi.
Tante sono state le domande sul metodo di lavoro che viene usato in studio e fuori.

Oltre alle normali attività fotografiche di un professionista classico, Baldassarre ha iniziato a sviluppare anche la sua street photography cercando di migliorare l'approccio con gli estranei, problema che ben comprendiamo e che è essenziale per ridurre le distanze ed ottenere ottime immagini.
Ugo Baldassarre
foto di Rino Balocchi
Con un balzo laterale il dibattito si è spostato sulla capacità della fotografia di mentire, argomento molto complesso e interessante.
Fotografia=menzogna è un collegamento che non a tutti è piaciuto.
In effetti credo che al netto della malafede, la foto mostri solo quello che è stato, una sezione di tempo/spazio che però utilizzata in ambiti e periodi diversi può dare messaggi anche opposti.
Lewis Hine diceva "La fotografia non sa mentire, ma i bugiardi sanno fotografare".

Altre volte la foto stessa acquista significati diversi secondo il momento storico in cui viene mostrata.
Per esempio la celebre foto del bimbo nel ghetto ebreo di Varsavia, oggi è un'icona universale contro la guerra, ma venne scattata da un ufficiale e doveva servire alla propaganda nazista per mostrare l'efficenza nei rastrellamenti.
Esattamente il contrario di quello che ora è diventata.
Chi mentiva? Credo nessuno, ma le fotografie una volta scattate corrono il rischio (per fortuna) di vivere una propria esistenza con buona pace del fotografo.
Sull'argomento, un testo essenziale è "Un'autentica bugia" di Michele Smargiassi.
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Conclusa la serata al meglio, con una folta partecipazione e un bel dibattito, ci auguriamo di riavere fra qualche mese Ugo Baldassarre con altri lavori da ammirare.
Lo aspettiamo.


Abbiamo parlato di :
Ugo Baldassarre
Eolo Perfido
Guido Harari
Michele Smargiassi
Lewis Hine



post di Corrado Pini

Ai Chiostri di San Pietro.

5/6/2016

 
Di nuovo Fotografia Europea, di nuovo a passeggio per Reggio Emilia a caccia di immagini.
Prima attirato come da una calamita, un'ultima visita in Via Due Gobbi 3 nell'ultimo week-end di apertura.
Laggiù c'è un'aria particolare e ispiratrice per chi ama la fotografia e vale sempre la pena passare da quelle parti.
Poi prendendo le strade meno dirette, sono arrivato  ai Chiostri di San Pietro sede principale della manifestazione.
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Nel locale biglietteria si può già fare una sosta, su alcuni tavoli c'è una buona selezione di libri che merita attenzione.
All'entrata, al centro della sala c'è un lunghissimo tavolo sul quale vengono elencati in ordine cronologico tutti gli avvenimenti più importanti di cronaca e artistici  dagli anni 80 a oggi: è l'installazione di Esplorazioni sulla via Emilia.
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Poi seguendo il percorso espositivo lungo le ampie stanze dei Chiostri troviamo gli altri allestimenti.

● 
1986. Esplorazioni sulla via Emilia
Olivo Barbieri, Gabriele Basilico,  Vincenzo Castella, Giovanni Chiaramonte, Vittore Fossati, Luigi Ghirri, Guido Guidi Mimmo Jodice, Klaus Kinold, Claude Nori, Cuchi White, Manfred Willmann.

●  2016. Nuove esplorazioni
Alain Bublex, Stefano Graziani, Antonio Rovaldi, Sebastian Stumpf, Davide Tranchina, Paolo Ventura, Lorenzo Vitturi.

A mio modestissimo avviso, la vecchia collettiva del 1986 vince a mani basse contro i contemporanei che forse badano più a cercare di stupire piuttosto che a mettere contenuti nelle loro opere.
Sono importanti le idee fino a quando non si finisce nel concettualismo fine a sé stesso e comunque l'immagine deve essere a pari livello dell'idea.
"Nuove esplorazioni" non sarà memorabile come l'originale "Esplorazioni sulla via Emilia".

●  Exile.
Collettiva Magnum Photos

Particolare e interessante l'nstallazione Exiles, le fotografie sono incollate su parallelepipedi di legno dallo spessore generoso che permette di tenere la foto appoggiata in verticale.
Dietro c'è la didascalia con notizie sulla foto stessa.
Si è costretti a prendere in mano l'oggetto (è consentito e anzi, consigliato) per poterlo osservare da entrambi i lati.
Attenzione però quando lo riponete, dato che tutte le tavole sono disposte in fila, se ne cade una probabilmente cadono tutte, come succede con le tessere del domino!
Infatti è capitato in mia presenza ad un visitatore e il rimbombo ha fatto accorrere una guardia preoccupatissima.
Nulla di grave, succede spesso ha confermato la signorina dello staff.

●  Più di così non possiamo avvicinarci.
libri fotografici in mostra

Libri d'arte da sfogliare in guanti bianchi.
Riguardano i viaggiatori e i viaggi quando raggiungere luoghi remoti era un'impresa per cuori senza paura.


●  I cieli in una stanza.
speciale diciottoventicinque.

Proiezione di immagini sui muri e sul soffitto accompagnate da suoni e voci.
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Ci sono un altro paio di proiezioni lungo il percorso della mostra, per esempio una con una telecamera fissa che riprende il traffico.
Vi dirò che dovendo scegliere preferisco vedere il traffico originale sulla via Emilia.

Siete già stati a visitare qualche mostra di Fotografia Europea?
Diteci cosa vi è piaciuto e cos'altro invece no, lo spazio commenti è a vostra disposizione.


post di Corrado Pini

Maratona Fotografica ANPI 2016, le premiazioni.

2/6/2016

 
Nella Piazza della Repubblica di Collecchio presenti i rappresentanti di Comune e Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, giovedì due giugno si è tenuta la cerimonia di premiazione della seconda Maratona Fotografica ANPI.

Sul palco sono intervenuti brevemente alcuni giovani che hanno letto alcuni scritti sulla seconda guerra mondiale, ricordi e lettere di nonni o parenti che che l'hanno drammaticamente vissuta in prima persona.
In seguito sono stati premiati i ragazzi della categoria Junior (molto bravi) e poi a seguire i vincitori della altre categorie.
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La sequenza vincitrice
Ricordiamo i tre temi della maratona tratti da poesie di Gianni Rodari.
tema A:    PROMEMORIA
tema B:    DOPO LA PIOGGIA 
tema C:    UNO E SETTE

Al primo posto per la migliore sequenza è risultato il nostro Massimo Marazzini con le tre fotografie che potete vedere sopra.
A mio avviso premio meritatissimo per fantasia, capacità d'improvvisazione e interpretazione dei temi proposti.
Complimenti da tutta Parmafotografica!
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foto vincenti tema A e B
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la premiazione
Ma i successi non finiscono qui.
Primo per il tema A si è classificato Davide Fornari con la fotografia qui sopra a sinistra e anche chi vi scrive ha vinto il tema B con la foto a destra.
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foto di gruppo
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Come avete visto, ottimi risultati per Parmafotografica in questa bella e ben organizzata manifestazione.
Appuntamento al 2017.


post di Corrado Pini



Aggiornamento.

Riviviamo i momenti salienti della premiazione della seconda edizione della maratona fotografica di Collecchio del 25 aprile 2016.

Riprese video Umberto Fornari
montaggio Davide Fornari

    Autore

    Parmafotografica

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