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Michael Kenna

31/10/2017

 
Due anni sono passati dall'ultimo incontro con Michael Kenna.
Partecipò a Fotografia Europea 2016 con la sua "Paesaggi d'Emilia", ricordo l'affollata presentazione a Reggio Emilia presso la Chiesa di San Pietro e San Giacomo.
Durante l'intervista Kenna accennò al lavoro che stava ideando, una serie sui confessionali.
Oggi quell'idea è diventata un libro.
Foto
Michael Kenna
Michael Kenna
Michael Kenna non è tornato in Emilia soltanto per presentare la sua ultima pubblicazione ma perchè chiamato a ritrarre il Po e il mondo che gira intorno al grande fiume.
Intanto ci ha regalato una bella serata che ha avuto un buon successo di pubblico, tanti appassionati di fotografia si sono ritrovati presso la Cattedrale del Po a Boretto.

L'ex cantiere nautico recuperato e ristrutturato è diventato un museo e polo multifunzionale adatto per esposizioni e grandi incontri.
La serata è stata condotto da Sandro Parmiggiani che ha tradotto le parole di Kenna ed è l'autore dell'indroduzione del libro "Confessionali".
Foto
Kenna autografa la copia di Parmafotografica
Foto
la copertina di "Confessionali"
Auguriamoci di rivedere Michael Kenna fra un paio di anni qui nella nostra terra a mostrarci come lui vede il nostro amato e temuto grande fiume.
Saranno come sempre fotografie pensate e realizzate con lentezza, in grande formato ed in bianco e nero.
Come sempre nelle immagini non ci saranno persone perchè le fotografie di Kenna sono come un palcoscenico prima o dopo lo spettacolo, vuoto ma pieno di promesse e di ricordi.

riferimento web:  www.michaelkenna.net


post: Corrado Pini

Fotografia etica, quando la fotografia parla alle coscienze.

27/10/2017

 
Etica: dottrina o indagine speculativa intorno al comportamento pratico dell'uomo di fronte ai due concetti del bene e del male.
Considerato il titolo del festival è bene informarsi circa la definizione di "etica".
Google ha dato il responso che avete letto sopra ma ha messo in mezzo il bene e il male.
E che dire di "coscienza": nel linguaggio comune, la valutazione morale del proprio agire, spesso intesa come criterio supremo della moralità.
Non avendo una laurea in filosofia lascio stare evitando di addentrarmi in un ginepraio e torniamo a noi.

Domenica 15 ottobre, un treno nuovo e puntuale accoglie in nostro gruppo ed è già buon auspicio.
Partenza ore 8,07 ma non pesa svegliarsi presto se si va cercare buona fotografia.
La meta è Lodi per visitare l'ottava edizione di "Fotografia etica, quando la fotografia parla alle coscienze".

Ricordate Biosfera due?
Era un'esperimento ambizioso, ricreare un ambiente totalmente isolato e senza scambi di nessun tipo con l'esterno, utile per future colonizzazioni di altri pianeti. Non ebbe successo.
E se anche Biosfera Uno cioè la terra stessa fosse un esperimento del genere?
Probabilmente ogni tanto qualcuno verrebbe a controllare come vanno le cose, in particolare come sta evolvendo quella scimmia antropomorfa con in testa il seme dell'intelletto.

Allora perchè non visitare qualche festival di fotografia come quello di Lodi, ci si trova un riassunto di quello che succede nei vari continenti già fatto e pronto.
Forse questi super scienziati una volta parcheggiata l'astronave e ben mimetizzati, sono arrivati in treno con noi mescolandosi ai tanti appassionati che hanno affollato le sale di Fotografia Etica.
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Dunque eccoci arrivati, scendiamo dal treno e percorriamo un ampio viale che conduce direttamente in piazza Vittoria dove a fianco della Cattedrale troviamo la biglietteria dove si può acquistare il catalogo.
Il Festival è distribuito nel centro cittadino:
- Palazzo Barni
- Palazzo Modignani
- Palazzo della Provincia

- ex Chiesa di San Cristoforo
- ex Chiesa dell'Angelo
- Bipielle Arte

Tutte le sedi di esposizione sono prestigiose, bei palazzi antichi oppure ex chiese restaurate.
Fa eccezione lo spazio espositivo permanente dell'istituto bancario BPL all'interno del centro direzionale vicino alla stazione ferroviaria, merita una visita anche perchè si tratta di una struttura architettonica moderna progettata da Renzo Piano; la visiteremo per ultima prima di ripartire.
Durante la giornata faremo nuove conoscenze e ritroveremo amici come Stefano Cavazzini e Massimo Gorreri, entrambi ospiti di Parmafotografica in passato e sempre disponibili a discorrere di fotografia.

In Palazzo Barni troviamo Romain Laurendeau l'autore di "Derby" impegnato in una visita guidata.
Derby ci racconta del popolo algerino, giovane e bloccato in una situazione sociale di stallo.
La gente trova motivo di sfogo nel calcio e nel tifo per le squadre dei quartieri della capitale.
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Romain Laurendeau
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Visitiamo una dopo l'altra tutte le esposizioni e come sempre succede in questi grandi Festival, troppe immagini si sovrappongono e si mescolano rendendo dopo qualche ora più faticose le letture.
Ci si può fare un'idea generale che si aggiunge a quella del festival dello scorso anno e la rafforza: sempre di più per colpire, farsi notare, imporsi all'attenzione si rappresenta la violenza.

Occorre fare delle scelte, non si discute, inquadrature, prospettive, colore, bianco e nero sono sono la grammatica del linguaggio del fotografo.
Nel reportage la storia dovrebbe essere al centro e le fotografie gli strumenti per raccontarla, se sofferenza c'è, che sia funzionale alla narrazione, non il contrario.
Invece quasi si impone un'estetica del dolore.
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Destino final
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Bipielle Arte
Naturalmente il reporter non può (non dovrebbe) censurare e quindi fotografa quello che succede secondo la sua visione, ma non sono certo che mostrare cadaveri a profusione sia efficace ai fini di smuovere le coscienze.
Piuttosto le anestetizza, le abitua alla sofferenza (altrui), forse però è questo che il pubblico ricerca.

Ci sono lavori con migliore equilibrio e sono quelli che (mi) piacciono di più, per esempio Destino Final di Giancarlo Ceraudo.
L'autore ha lavorato sulla vicenda dei desaparecidos e trovato preziosi documenti serviti per rintracciare i mezzi e successivamente anche alcuni autori di quei crimini.

Oppure Landmine Detection dove si racconta come inaspettatamente l'aiuto per sminare vasti territori arriva da grossi topi, gli herorats, capaci di fiutare gli eplosivi e molto più efficaci (e anche simpatici in fondo) dei detector elettronici.
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Autori e curatori a pranzo.
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locandina
Il livello del Festival è comunque molto alto, probabilmente uno dei migliori come organizzazione e qualità delle esposizioni.
Ormai è un appuntamento imperdibile per chi ama il mondo della fotografia.

Al termine di una bella giornata mi chiedo a quali conclusioni arriveranno i due scienziati che idealmente hanno visitato l'ottava edizioni di Fotografia Etica con noi.
La prima che festival come quello di Lodi ormai sostituiscono completamente i giornali ed i magazine che nei decenni scorsi erano il normale bacino di destinazione di questi reportage e che erano anche un filtro verso i lettori.

La seconda che probabilmente l'esperimento Biosfera Uno si avvia alla conclusione, noi uomini siamo impegnati con profitto e impegno a tagliare il ramo sul quale stiamo seduti.
Etica e morale sono parole ormai svuotate del loro significato?
Se ne dibatte da sempre in fotografia e in tutti gli altri ambiti del pensiero e del vivere.
«Il primo passo nell'evoluzione dell'etica è un senso di solidarietà con altri esseri umani. » (Albert Schweitzer)
E noi corriamo a passo di gambero.


riferimenti web:
Festival della Fotografia Etica - Lodi 7/29 ottobre 2017


post: Corrado Pini

Aristos Triantafillou

24/10/2017

 
Tutti quelli che pretendono di insegnare come si diventa famosi e ricchi sono concordi su un punto: è necessario specializzarsi.
Diventa bravo, il migliore nel tuo angolo di attività e avrai più probabilità di successo.

Aristos Triantafillou la pensa in modo diverso, la sua fotografia spazia da quella naturalistica al ritratto, dalla street al nudo e ultimamente alla moda e fashion.
Essere eclettico e polivanente gli permette di non annoiarsi evitando la routine, e poi funziona perchè riesce ad ottenere numerose soddisfazioni.
Aristos Triantafillou
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Aristos si racconta nella serata di Parmafotografica dedicata agli autori, nasce a Rodi da madre tedesca e padre greco, arriva in Italia per studiare ingegneria meccanica e poi rimane a lavorare.
La mescolanza di culture e modi di vivere e pensare è premessa di ottimi sviluppi e inoltre la professione gli permette di viaggiare e di coniugare lavoro con la passione per le immagini.

E' il nonno paterno che lo inizia giovanissimo alla fotografia portandolo a riprendere natura e animali nella foresta nera.
Il nonno, soldato durante la seconda guerra mondiale riuscì a riportare a casa alcuni rullini ed Aristos è impegnato oggi a recuperare quei negativi di  grande interesse storico e familiare.
Dopo qualche anno perde interesse ma lo riacquista con l'avvento del digitale che abbraccia da subito.

Decide di ricominciare da capo e frequenta un'importante Accademia di Milano la John Caverdash Photography School ed ha come insegnante Sandro Iovine che ha grande influenza sulla sua formazione.
Riesce a pubblicare poco dopo il diploma, mostrando anche capacità imprenditoriali, il suo primo libro "Vado a volare" che ottiene successo e ottime recensioni.
Successivamente è la volta di "L'arte dei nobili" sul mondo del pugilato e "Mamma mia", un libro di cucina pubbicato in più lingue che contribuisce ad illustrare.
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Oltre ai libri fotografici tiene numerose mostre principalmente in Italia e in Grecia.
Oggi a Parma è rappresentato dalla galleria d'arte Fogg che ha aperto l'attività con una sua esposizione di nudo, scelta rischiosa ma che ha pagato.
Mentre parla, Aristos ci mostra prima alcune stampe digitali che ha prodotto in proprio e poi le sue fotografie in proiezione.
La prima che gli ha dato notorietà, quella del trampolino a Rodi, quelle scattate dal taxi al Cairo, quelle di nudo sul terrazzo (con modelle del gruppo Suicide girls) pubblicate anche sul quotidiano cittadino, le ultime di moda con modelle professioniste.
Dalla serata esce il ritratto di una persona che col lavoro, lo studio, l'esperienza e ottime capacità di relazione riesce ad ottenere successo con la fotografia che rimane la sua passione.

Il giorno successivo alla serata ho letto un commento di Stefano, un amico di Parmafotografica che mi sembra perfettamente centrato sulla persona di Aristos Triantafillou: "...non esiste la mancanza di tempo, bensì la mancanza di interesse, perché quando una persona vuole davvero, ogni giorno, ogni ora, ogni secondo si trasforma in opportunità".
Proprio così.

riferimento web:  arisarte.wordpress.com/


post: Corrado Pini

"Un pianeta di plastica" di Guglielmo Pessina

14/10/2017

 
Tutti i giorni osservando il fiume digitale che scorre nei circuiti social che vanno per la maggiore, si notano immagini che ritraggono belle e giovani fanciulle; di norma sotto al post ci sono sempre tanti like che fanno la felicità del fotografo e della modella.
Attenzione però a distinguere: si tratta di una bella foto o della fotografia di un bel soggetto?
Spesso le due cose vengono confuse.
D'altra parte è più facile realizzare una bella e buona foto se hai a disposizione una graziosa modella, metà lavoro è già fatto.

Al fotografo piace sentirsi dire che scatta non soltanto belle immagini, ma soprattutto buone immagini.
Lo sentiamo spesso affermare da autori come Scianna e Gardin, come non crederci?
Più difficile quando come soggetto ti scegli un particolare tipo di spazzatura, la plastica.
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Il nostro socio Guglielmo Pessina dopo aver esplorato il mondo dei residui di lavorazione dei metalli, proprio della plastica si è occupato.
E' pur vero che in quel tipo di materiale possiamo trovare tanti colori e forme ma non è facile realizzare fotografie che si differenziano dalla banale ripresa dei cassonetti e dei sacchi per le strade.

Il portfolio "Un pianeta di plastica" è composto da dieci fotografie che puntano alla denuncia piuttosto che alla pura estetica.
In una prima parte Guglielmo esplora il modo in cui i residui di plastica che sfuggono al riciclo arrivano in mare attraversando laghi e fiumi.
Successivamente le microparticelle sminuzzate dall'azione dell'erosione finiscono addirittura nel ciclo alimentare e nel nostro cibo.
Il concetto viene rappresentato da fotografie con soggetto frutti di mare che più di altri animali filtrano l'acqua e quindi sono più soggetti all'inquinamento.
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L'artificio tecnico per rendere al meglio l'idea della "plastificazione" del mondo è un filtro disponibile in un programma di sviluppo digitale che simula un film di cellophane posato sulla fotografia.
L'ultima immagine però è quella di un bimbo che gioca sorridente sulla spiaggia, c'è quindi un futuro più pulito davanti a noi, oppure siamo come la cicala che sciala non rendendosi conto che sta preparando la rovina dell'ambiente in cui vive?
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Guglielmo è ottimista, con l'impegno di tutti, partendo dalle piccole cose si può fare tanto.

Al termine della lettura l'assemblea ha votato la fotografia preferita ed è risultata vincente l'immagine qui a fianco per l'equilibrio compositivo e per il significato riassuntivo del portfolio.

Per una buona foto non è necessario sempre avere a disposizione un bel soggetto.
Se dopo questa serata continuate a pensare che la scelta tematica di denuncia di Gugliemo Pessina sia stata coraggiosa ma esagerata, date un'occhiata alla sequenza nella pagina Le foto spazzatura che ci piacciono, del National Geographic Italia.
Un altro lavoro interessante ed illuminante lo potete trovare seguendo QUESTO LINK che conduce al sito Greenme.it, sono fotografie che ognuno di noi potrebbe fare a casa propria, moltiplicate per milioni di case e avrete un'idea precisa della massa enorme di residui con la quale abbiamo a che fare.
Meno ottimisti ora?

La plastica ogni giorno di più riempie l'ambiente in cui viviamo, la troviamo in alta montagna, nelle fosse oceaniche, sulle spiagge degli scogli più remoti, nello stomaco degli animali.
Micro-fibre le assumiamo con gli alimenti e l'acqua, la plastica diventerà letteralmente parte di noi, dovremo anche imparare a fotografarla, perchè "clonarla" via dalla nostre immagini, non è la soluzione.


post:  Corrado Pini

I luoghi del Maestro

11/10/2017

 
L'area che oggi è occupata da Piazza Ghiaia si formò nel 1177 dopo che la Parma, già allora "voladora" uscì dagli argini e deviò il suo corso lasciandosi alle spalle un'ampia zona ghiaiata.
Espandendosi, la città assorbì quel terreno che divenne per secoli luogo di scambio del bestiame e poi mercato.
Certamente Giuseppe Verdi ebbe occasione di visitare la Ghiaia anche se non era quella di oggi.
Comunque possiamo dire che anche questa è un luogo verdiano.
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Proprio in Ghiaia, domenica otto ottobre scorso in una bella e calda giornata, Ascom ha organizzato alcuni eventi nell'ambito della festa "Nei dintorni di Verdi" per rendere omaggio al celebre bussetano.
Uno di questi riguardava Parmafotografica: "I luoghi del Maestro", tema di una serie di fotografie realizzate da Rodolfo Cervi, Maurizio Berni e Raffaele Di Pasquale, storici soci del nostro Circolo.
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Parma e l'opera lirica sono indissolubilmente legate attraverso Giuseppe Verdi e a Parma il nome del Cigno di Busseto è sempre presente nella cultura della città.
In questi giorni se ne parla anche sui giornali nazionali perchè presto verrà messo in vendita del materiale prezioso come spartiti, lettere autografe e fotografie.
A fine mese infatti, i cimeli del Maestro andranno all'asta a Londra e per il loro valore storico e culturale speriamo che possano tornare in Italia.
In attesa di conoscere meglio quel prezioso materiale, anche fotografico, accontentiamoci di tutto quello che abbiamo nella nostra città e non è certo poco.


post di Corrado Pini

Gabriele Pinardi, "Concettuale in raw"

6/10/2017

 
Nel tradizionale giovedì di Parmafotografica dedicato all'incontro con l'autore ci è venuto a trovare l'amico Gabriele Pinardi.
Questa volta oltre ad uno dei suoi audiovisivi ci propone un portfolio fotografico: "Concettuale in raw".
Nello statement di presentazione dell'opera dichiara:

Le immagini sono realizzate con scatto singolo in formato raw, le uniche modifiche riguardano le correzioni del contrasto e del colore.
I rifiuti abbandonati, nei boschi delle nostre colline, diventano il soggetto di una composizione concettuale...
Ogni rifiuto ha una soria da raccontare...
Ma dei rifiuti il colpevole è sempre l'uomo.

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Effettivamente per chi è fotografo essere messo a conoscenza del gran lavoro fatto prima dello scatto fa guardare alle immagini con maggiore ammirazione per la meticolosa cura dei particolari.
Per quanto riguarda invece il messaggio, non importa come è stata realizzata la foto ma piuttosto quello che comunica, così come non importa se un testo è stato scritto a mano, con una Lettera 22 oppure in videoscrittura.

L'idea di occuparsi del problema della produzione dei rifiuti e del loro smaltimento è stata realizzata con originalità, ogni oggetto trovato in alcune discariche abusive, ogni cosa consumata e gettata, ha alle spalle una storia legata al suo utilizzo e alla persona che l'ha adoperata.

Pinardi ci propone la sua interpretazione e contemporaneamente lascia allo spettatore la libertà di vedere altre storie, ognuno secondo la propria sensibilità, perchè le sue belle immagini sono ambigue ed enigmatiche.
Ricordo una serie TV nella quale la protagonista toccando un oggetto poteva rivivere alcuni momenti di chi l'aveva posseduto, cosa molto utile per risolvere misteri.
Nel nostro caso invece chi "tocca" con l'occhio le immagini di Pinardi può inventarsi una propria, originale storia.
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Personalmente in "Concettuale in raw" ci leggo la forza della natura che lentamente si riappropria di spazi momentaneamente predati dall'uomo.
L'inquinamento estremo potrà cambiare l'ambiente a tutto danno dell'uomo e della sua presunta civiltà, ma la vita sopravviverà sempre perchè l'adattamento al mutamento è connaturato nella Natura stessa, agisce costantemente ed è impossibile da arrestare.

La seconda proposta presentata è stato l'audiovisivo "Falling down" che riprende alcune parti di un lavoro antecedente che non aveva visto la luce ed è ricco come sempre Pinardi ci ha abituato, di soluzioni tecniche innovative e fantasiose in fase di allestimento del set e in fase di montaggio.

Si tratta di una vicenda che si svolge nella mente di un uomo che dopo aver perso i familiari, attraverso un percorso tutto interiore riesce drammaticamente a capire che il responsabile è lui stesso.
L'argomento è quello, oggi particolarmente di attualità, del femminicidio e della violenza di genere.

"Falling down" verrà presentato in un importante concorso nazionale e naturalmente facciamo il tifo perchè venga premiato come merita e come è già successo a numerosi altri audiovisivi di un autore affermato e capace come Gabriele Pinardi.


post: Corrado Pini

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